1. Introduzione: sistemi museali, welfare culturale e presa in carico integrata
L’evoluzione del concetto di sistema museale in Italia rappresenta uno dei passaggi più significativi nel ripensamento del ruolo dei musei come infrastrutture culturali, sociali e – sempre più – di welfare.
L’elaborazione teorica e normativa ha progressivamente superato una concezione meramente organizzativa delle reti tra musei, approdando a una visione che riconosce a tali sistemi una funzione di infrastrutture di welfare culturale, capaci di produrre impatti significativi sul piano sociale, educativo e sanitario.
Nel contesto toscano, questo processo si è innestato su una tradizione consolidata di cooperazione museale e di integrazione tra politiche culturali e sociali, facendo emergere il sistema museale regionale come snodo rilevante nelle strategie di contrasto alle disuguaglianze e di promozione della qualità della vita.
In questo quadro, la recente emersione della prescrizione sociale come dispositivo di integrazione tra servizi sanitari, socio‑sanitari e risorse della comunità consente di leggere i sistemi museali toscani non solo come reti culturali, ma come potenziali nodi di una più ampia infrastruttura di Human Care.
In tale infrastruttura, un ruolo di grande rilevanza viene svolto dagli Enti del Terzo Settore (ETS) che operino nell’area socio‑sanitaria, gestendo servizi di cura, accompagnamento e supporto domiciliare o semi‑residenziale in convenzione con le Aziende sanitarie e con gli enti locali. Per la loro natura ibrida tra impresa e finalità civiche e solidaristiche, essi rappresentano un ponte operativo privilegiato tra i servizi sanitari pubblici e le risorse culturali del territorio, inclusi i sistemi museali.
Nei documenti statali e regionali la prescrizione sociale viene definita come un processo strutturato attraverso il quale professionisti sanitari e sociali indirizzano formalmente le persone verso attività e risorse non strettamente cliniche – culturali, artistiche, sociali, ambientali – per migliorare salute, benessere, inclusione e qualità della vita, in integrazione con i percorsi di cura tradizionali.
In questo processo, le Imprese sociali ETS che gestiscono servizi socio‑sanitari assumono spesso il ruolo di case manager comunitari: da un lato partecipano alla valutazione multidimensionale del bisogno e alla definizione del progetto personalizzato; dall’altro co‑progettano, con musei e sistemi museali, percorsi culturali “prescrivibili” compatibili con le condizioni cliniche, sociali e familiari delle persone prese in carico.
2. Il Sistema museale nazionale: quadro normativo e modello di governance multilivello
La nozione di sistema museale si è affermata nel contesto nazionale come risposta alla frammentazione dell’offerta e alla necessità di garantire standard minimi di qualità, accessibilità e sostenibilità, soprattutto per i musei di dimensioni minori.
In questa prospettiva, il sistema museale non è una mera somma di istituti, ma una struttura coordinata che persegue obiettivi comuni di valorizzazione, tutela, mediazione culturale e sviluppo territoriale, attraverso strumenti condivisi di programmazione, gestione e promozione.
Una prima definizione normativa di sistema museale a livello nazionale si trova all’art. 7 del Decreto del Ministero dei Beni Culturali n. 81024 del 23 dicembre 2014, ove si stabilisce che il Sistema museale nazionale è «finalizzato alla messa in rete dei musei italiani e alla integrazione dei servizi e delle attività museali».
Si tratta dunque di una rete funzionale, non meramente catalografica, orientata a creare sinergie nei servizi (accoglienza, didattica, comunicazione, accessibilità) e nelle attività (ricerca, educazione, esposizione, conservazione), come esplicitato negli standard minimi di qualità e nei livelli uniformi di valorizzazione allegati al citato decreto ministeriale.
Fanno parte del Sistema museale nazionale innanzitutto (in via automatica) i musei statali, nonché «ogni altro museo di appartenenza pubblica o privata» (compresi musei scientifici, universitari e demoetnoantropologici) che possieda una serie di requisiti tecnico‑scientifici e di qualità, tali da far conseguire un “accreditamento” nell’ambito del Sistema museale nazionale, secondo la procedura disciplinata nel d.m.
Con una previsione di notevole importanza, la normativa prevede che il Sistema museale nazionale si articoli in «sistemi museali regionali e sistemi museali cittadini». Ne risulta una sorta di “confederazione” (governance multilivello), nella quale i vari sistemi regionali e cittadini rappresentano articolazioni territoriali, soggette a un coordinamento a livello centrale, ma al tempo stesso ben radicate nelle specificità locali, secondo il modello di governance multilivello delineato dal d.m.
3. Il modello toscano dei sistemi museali: evoluzione storica e funzione sociale
La Regione Toscana ha assunto un ruolo pionieristico nella formalizzazione del modello, definendo criteri di riconoscimento, livelli minimi di servizio, forme di coordinamento tra musei e con gli enti locali, nonché strumenti di supporto tecnico e finanziario.
Già nel 1980 una legge regionale (la n. 89, poi abrogata) attribuiva alla Regione una serie di finalità e funzioni, tra cui: promozione dei sistemi museali; coordinamento dei programmi dei sistemi museali e delle attività museali degli enti locali; promozione e coordinamento di iniziative di ricerca, formazione, divulgazione.
Sin dalla sua configurazione originaria, il modello toscano attribuiva ai sistemi museali una funzione sociale, enfatizzando il loro contributo all’educazione permanente, alla coesione sociale, all’inclusione di pubblici svantaggiati e alla rigenerazione dei contesti urbani e rurali, in coerenza con gli obiettivi di valorizzazione e sviluppo prefigurati dalla normativa regionale.
La legge del 1980 è stata abrogata per effetto dell’approvazione della legge regionale n. 21 del 2010 (vero e proprio Testo Unico dei beni culturali a livello regionale), che ha aggiornato e messo a sistema il ruolo della Regione rispetto ai musei e ai sistemi museali, in coerenza con le sopravvenute modifiche normative sul piano costituzionale (la cosiddetta “Riforma del Titolo V” del 2001) e sul piano legislativo (il cosiddetto “Codice dei Beni Culturali”, decreto legislativo n. 42 del 2004, più volte modificato).
Come emerge dall’impianto complessivo della citata legge 21/2010, il sistema museale toscano si configura come una rete multilivello che comprende sistemi museali locali, di area vasta e tematici, coordinati a livello regionale, con una forte attenzione alla relazione organica con il territorio e con le comunità di riferimento.
Nel testo della l.r. 21/2010, all’art. 17 si ritrova la definizione dei sistemi museali regionali quali «strumenti di cooperazione tra musei e per la valorizzazione delle relazioni tra musei e territorio, per la qualificazione dell’offerta di fruizione, la promozione, la dotazione di professionalità, ovvero per il conseguimento, attraverso la cooperazione finanziaria, organizzativa e gestionale, dei requisiti richiesti per il riconoscimento regionale di cui all’articolo 20».
La norma regionale delinea così alcuni elementi qualificanti: una cooperazione strutturata tra musei; una relazione organica con il territorio; una finalità di qualificazione dell’offerta e di promozione; una funzione strumentale al conseguimento dei requisiti per il riconoscimento regionale.
Il successivo comma 2 attribuisce al sistema museale funzioni operative allo scopo di: realizzare i servizi tecnici e culturali richiesti dai musei associati; coordinarne l’attività; assicurare il buon andamento dei servizi, anche con personale direttivo e tecnico; curare i rapporti con gli uffici regionali e statali.
Il comma 3 (recentemente riformulato nel 2019) richiede che i sistemi museali siano costituiti con “atto formale” che preveda la distribuzione delle funzioni e degli oneri tra i soggetti partecipanti. Il comma 4 (anch’esso modificato nel 2019) stabilisce che i requisiti specifici per la costituzione dei sistemi museali sono definiti dal regolamento attuativo della legge regionale, emanato con Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 22/R del 6 giugno 2011.
4. Sistemi museali territoriali e tematici: requisiti, convenzioni e strumenti operativi
L’art. 5 del regolamento (DPGR 22/R del 2011) individua nel dettaglio i requisiti specifici per la costituzione dei sistemi museali: a) convenzione di sistema stipulata tra i soggetti titolari; b) regolamento di sistema; c) individuazione di ente capofila; d) programmazione annuale di attività condivise; e) bilancio previsionale annuale; f) possesso da parte dei musei aderenti di uno statuto o regolamento.
Il regolamento precisa i contenuti della “convenzione di sistema”, che deve prevedere: a) denominazione del sistema; b) natura del sistema (territoriale o tematica); c) disponibilità di una sede; d) nomi degli enti titolari o gestori dei musei aderenti al sistema; e) nomi e indirizzi dei musei ed ecomusei aderenti con riferimento agli statuti e ai regolamenti degli stessi; f) descrizione del contesto territoriale, sociale, tematico; g) missione, funzioni e obiettivi; h) svolgimento in forma coordinata di una serie di attività (comunicazione e promozione; valorizzazione mediante mostre temporanee, convegni, concerti, spettacoli; formazione e aggiornamento del personale; costituzione di banche dati informative sulle attività svolte e realizzazione di sito web informativo; modalità di organizzazione e funzionamento; presenza di comitato scientifico; ecc.).
Il regolamento prevede che l’ente capofila non debba necessariamente essere soggetto titolare o gestore di uno dei musei aderenti al sistema, potendo essere anche soggetto distinto e autonomo.
La normativa introduce una distinzione tra sistemi museali “territoriali” e sistemi “tematici”, stabilendo che ciascun museo debba eventualmente far parte di un solo sistema museale territoriale, ma possa aderire a più sistemi museali tematici.
I sistemi museali emergono così come strumenti privilegiati attraverso cui la Regione Toscana aspira a realizzare politiche di rete, qualità, accessibilità e cooperazione istituzionale. Una rete che, a sua volta, deve integrarsi in un sistema nazionale, attraverso il recepimento di livelli minimi uniformi di qualità e funzionamento definiti dal Sistema museale nazionale.
5. Sistemi museali toscani come infrastrutture di welfare culturale
L’esperienza maturata in Toscana mostra come i sistemi museali possano agire quali infrastrutture di welfare culturale, ossia dispositivi stabili attraverso cui politiche culturali e sociali si integrano nella progettazione di interventi rivolti a soggetti e comunità in condizione di fragilità.
Numerosi progetti sviluppati nell’ambito dei sistemi museali toscani – rivolti, ad esempio, a persone anziane, persone con disabilità, utenti dei servizi di salute mentale, minori in carico ai servizi sociali – testimoniano una crescente collaborazione tra musei, enti locali, servizi socio‑sanitari e soggetti del Terzo settore, come documentano i bandi e gli atti regionali specificamente dedicati all’argomento.
In molti di questi progetti, il ruolo di soggetto attuatore principale o di partner strategico è svolto da ETS (spesso aventi forma giuridica di Impresa sociale), che gestiscono servizi socio‑sanitari in accreditamento o in convenzione con le Aziende sanitarie e con le Società della Salute. Essi si occupano, ad esempio, di: selezionare gli utenti idonei a partecipare ai percorsi museali; garantire il supporto educativo, riabilitativo o assistenziale durante le attività; raccogliere dati sugli esiti in termini di benessere percepito, riduzione dell’isolamento, aderenza ai percorsi di cura.
In tali esperienze, la fruizione del patrimonio, la partecipazione a laboratori artistici e le attività di mediazione culturale sono concepite come strumenti per contrastare l’isolamento, rafforzare le reti sociali, sostenere l’autostima e promuovere forme di partecipazione attiva alla vita comunitaria.
Sul piano giuridico‑istituzionale, questa evoluzione si colloca all’intersezione tra la legislazione regionale in materia di beni culturali, quella in materia di sanità e servizi sociali, e le politiche di sostegno al Terzo settore, richiedendo forme di governance integrate e strumenti di programmazione congiunta.
La presenza di ETS nella rete dei partner consente, inoltre, di tradurre in pratica le indicazioni contenute nelle linee di indirizzo regionali che insistono sulla necessità di costruire “menu” di offerte territoriali stabili e di garantire continuità assistenziale tra setting clinici e contesti di comunità. In questo senso, il Terzo settore diviene un attore chiave nella costruzione di percorsi di welfare culturale integrati, in cui la dimensione sanitaria (diagnosi, terapia, follow‑up) e quella sociale (abitare, lavoro, reti familiari) trovano un punto di raccordo operativo proprio nelle attività culturali co‑progettate con i musei.
I sistemi museali, per la loro natura di reti formalizzate e riconosciute, offrono un contesto idoneo per stabilizzare tali pratiche, superando la logica del progetto episodico e favorendo la definizione di standard, procedure condivise e modelli di valutazione.
6. Il bando “Sistemi Museali 2026”: musei, fragilità e progettazione di welfare culturale
Da tempo la normativa e la programmazione regionale insistono sulla necessità di abbattere le barriere fisiche e culturali alla fruizione; rivolgersi a pubblici diversi (non solo scolastici), inclusi adulti, giovani fuori dal circuito scolastico, cittadini stranieri; promuovere attività educative che rendano familiare il museo e consolidino la pratica della visita.
Questi obiettivi, pur formulati in termini di “mero” accesso ai luoghi culturali, hanno preparato il terreno a un approccio orientato alle fragilità: persone con disabilità, anziani, soggetti con disturbi cognitivi, minori in situazioni di svantaggio, ecc.
Nei documenti più recenti la Regione Toscana si è assunta esplicitamente il compito di valorizzare esperienze di: museoterapia e percorsi nei musei, rivolti a persone con Alzheimer, demenza, disturbi psichici, disabilità; progetti in collaborazione con ASL, RSA, fondazioni sanitarie, servizi sociali territoriali; laboratori e attività culturali per bambini e ragazzi in contesti ospedalieri o in carico ai servizi sociali; percorsi per caregiver e famiglie, volti a sostenere la relazione di cura attraverso l’esperienza culturale condivisa; formazione congiunta di operatori museali e socio‑sanitari su temi di accessibilità, inclusione, comunicazione con pubblici fragili.
In questo quadro, i sistemi museali toscani possono assumere un importante ruolo di piattaforme di coordinamento e co‑progettazione per le iniziative che mettano in relazione cultura e salute, realizzando così una proficua integrazione con le reti territoriali dei servizi socio‑sanitari.
Le tipologie prevalenti di iniziative supportate si svolgono su tre linee direttrici, così sintetizzabili:
1) Progetti per pubblici fragili e con bisogni specifici: percorsi guidati e laboratori per persone con disabilità fisica, sensoriale, intellettiva; programmi per anziani, con particolare attenzione alle demenze; attività per minori in carico ai servizi sociali o ospedalizzati; iniziative di accessibilità cognitiva e comunicativa (linguaggio semplificato, strumenti multimodali).
2) Iniziative di welfare culturale e museoterapia: attività museali strutturate come parte di percorsi terapeutici o riabilitativi, in collaborazione con ASL e strutture sanitarie; progetti di contrasto alla solitudine e all’isolamento sociale tramite la partecipazione culturale; percorsi di benessere psicosociale per gruppi vulnerabili (ad esempio, donne vittime di violenza, migranti, persone con disagio psichico).
3) Formazione, ricerca e valutazione di impatto sociale: corsi di formazione per operatori museali sui temi dell’inclusione, dell’accessibilità e della relazione con pubblici fragili; progetti di ricerca e valutazione sull’impatto sociale dei musei, anche in collaborazione con università e centri di ricerca; sperimentazione di modelli di governance integrata tra cultura, sociale e sanità.
Un elemento trasversale a queste tre direttrici è rappresentato dal coinvolgimento strutturato di ETS, in particolare di Imprese sociali che operano in ambito socio‑sanitario. In numerosi progetti sostenuti dalla Regione Toscana, tali soggetti, ad esempio, mettono a disposizione équipe multiprofessionali (educatori, psicologi, assistenti sociali, operatori socio‑sanitari) che affiancano il personale museale nella progettazione e conduzione delle attività; garantiscono la continuità tra il “tempo del museo” e il “tempo del servizio”, integrando i contenuti culturali nei piani di intervento individualizzati (PEI, progetti terapeutico‑riabilitativi, progetti di vita indipendente); fungono da interfaccia organizzativa tra sistemi museali, servizi sanitari e famiglie, curando aspetti logistici (trasporti, accompagnamento), comunicativi (mediazione con i caregiver) e amministrativi (convenzioni, rendicontazione sociale).
Da quanto sopra emerge una visione di museo come servizio pubblico culturale orientato all’inclusione e allo sviluppo sociale, premessa concettuale dell’attuale apertura al welfare culturale.
L’ultimo bando della Regione Toscana denominato “Sistemi Museali 2026” presenta una particolare attenzione a progetti di welfare culturale, inclusione e benessere, anche in collaborazione con servizi sociali e sanitari. In estrema sintesi, il bando è rivolto ai sistemi museali riconosciuti o strutturati secondo la disciplina vigente; prevede la presentazione di progetti complessi, articolati su più azioni e annualità; valorizza la cooperazione tra musei e la capacità di integrazione con altri attori territoriali (enti locali, scuole, ETS, soggetti privati), in coerenza con gli obiettivi di benessere e coesione sociale indicati dalla Regione.
7. La prescrizione sociale tra Protocollo d’intesa MiC–MdS e normativa regionale toscana
Negli ultimi anni, il quadro nazionale e regionale ha compiuto un ulteriore salto di qualità, riconoscendo formalmente la cultura e le arti come determinanti di salute e benessere e introducendo la prescrizione sociale come strumento di integrazione tra servizi sanitari, socio‑sanitari e risorse della comunità.
A livello statale, un passaggio decisivo è rappresentato dal Protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute, sottoscritto il 22 aprile 2026, che colloca esplicitamente la fruizione culturale – in particolare nei musei, nei parchi archeologici e negli istituti culturali – all’interno delle politiche di promozione della salute.
Il Protocollo individua tra le proprie finalità l’approfondimento degli studi scientifici su arteterapia, musicoterapia e fruizione culturale, la promozione di sperimentazioni nel Servizio sanitario nazionale e la definizione di profili professionali e standard qualitativi per gli interventi basati sulla cultura.
Sul piano regionale, la Regione Toscana ha recepito e sviluppato tali indirizzi, in particolare con la Delibera della Giunta Regionale Toscana n. 943 del 27 luglio 2026. che contiene “Linee di indirizzo regionali alle Aziende Sanitarie, Zone Distretto e Società della Salute per la prescrizione sociale e per l’implementazione nel territorio regionale”, configurando la prescrizione sociale come strumento di integrazione socio‑sanitaria coerente con la legislazione regionale in materia di sanità, servizi sociali, non autosufficienza e disabilità.
La Delibera, nel definire il quadro di riferimento, gli obiettivi generali e gli attori coinvolti, indica la prescrizione sociale quale percorso che, a partire dalla valutazione dei bisogni di salute e di benessere della persona, consenta l’attivazione di risorse non strettamente cliniche presenti nel territorio (tra cui istituzioni culturali e realtà del Terzo settore), in stretta connessione con i servizi sanitari e socio‑sanitari.
In attuazione della Delibera, il Decreto dirigenziale n. 22186 del 7 ottobre 2026 ha approvato un documento operativo intitolato “Toolkit per la prescrizione sociale. Una bussola per orientare qualità, collaborazione e processi di ben‑essere in Toscana”, destinato alle Aziende Sanitarie, alle Zone Distretto e alle Società della Salute. In tale atto si dettagliano le varie fasi del percorso di prescrizione sociale (individuazione dei destinatari, valutazione multidimensionale, definizione degli obiettivi, costruzione del “menu” di offerte territoriali, accompagnamento, monitoraggio e valutazione degli esiti), precisando ruoli e responsabilità dei diversi soggetti istituzionali e degli attori della comunità.
Dall’insieme di questi atti emerge una definizione operativa di prescrizione sociale come percorso codificato che prevede vari passaggi, tra cui: la valutazione del bisogno da parte dei servizi sanitari e socio‑sanitari; la definizione condivisa degli obiettivi con la persona; l’individuazione di attività e risorse adeguate nel contesto comunitario; l’accompagnamento e il follow‑up; il monitoraggio e la valutazione degli esiti.
8. I sistemi museali come infrastruttura per la prescrizione sociale e il ruolo degli ETS
L’introduzione della prescrizione sociale nel quadro normativo toscano, attraverso la Delibera 943/2026 e il Decreto dirigenziale 22186/2026, si innesta su un tessuto già caratterizzato (come si è cercato di mostrare) da una forte integrazione tra sistemi museali, politiche sociali e iniziative di welfare culturale.
In tale contesto, i sistemi museali possono assumere il ruolo di infrastrutture intermedie della prescrizione sociale, in grado di connettere, in modo strutturato, servizi sanitari e socio‑sanitari, istituzioni culturali e soggetti del Terzo settore. Tra questi, le Imprese sociali ETS che gestiscono servizi socio‑sanitari accreditati rivestono un ruolo peculiare: esse sono spesso inserite nei tavoli di Zona Distretto e nelle Società della Salute, partecipano alla valutazione multidimensionale dei bisogni e alla stesura dei Piani Assistenziali Individualizzati (PAI), e possono integrare in tali piani specifici moduli di welfare culturale realizzati in collaborazione con i sistemi museali.
Da un lato, la disciplina regionale dei sistemi museali valorizza la cooperazione tra musei, la relazione organica con il territorio e la funzione di coordinamento e programmazione comune; dall’altro, si individua una rete multilivello di attori (Regione, Aziende Sanitarie, Zone Distretto, Società della Salute, Comuni, istituzioni culturali, Terzo settore) chiamati a co‑progettare percorsi integrati di benessere.
Nella prospettiva delineata nella Delibera 943/2026 e nel Toolkit per la prescrizione sociale, i sistemi museali toscani possono:
– fungere da piattaforme di coordinamento tra i singoli musei e i servizi sanitari e socio‑sanitari territoriali, facilitando la costruzione di cataloghi condivisi di attività e percorsi prescrivibili; in questo raccordo, le Imprese sociali ETS possono assumere la funzione di “antenne territoriali”, segnalando bisogni emergenti, adattando le proposte museali alle condizioni concrete degli utenti e monitorando la partecipazione effettiva ai percorsi prescritti;
– offrire un portafoglio strutturato di attività culturali e artistiche (percorsi museali adattati, laboratori, progetti di museoterapia, iniziative di partecipazione comunitaria) calibrate su specifici target (anziani, persone con disabilità, pazienti cronici, persone con disturbi psichici, soggetti in condizioni di isolamento sociale);
– contribuire alla definizione di standard di qualità e di protocolli operativi per l’accoglienza di pubblici fragili; su tale aspetto le Imprese sociali ETS, portatrici di competenze specifiche in materia di sicurezza, gestione del rischio clinico e tutela delle persone vulnerabili, possono concorrere alla redazione di tali protocolli, assicurando il rispetto delle normative sanitarie e socio‑sanitarie vigenti;
– supportare la formazione congiunta di operatori museali, sanitari e sociali sui temi dell’accessibilità, dell’inclusione e della relazione con persone vulnerabili; in questo ambito, le Imprese sociali ETS possono svolgere il duplice ruolo di beneficiarie e fornitrici di formazione, mettendo a disposizione esperienze maturate nei servizi e sperimentando nuove competenze legate all’uso del patrimonio culturale come strumento di cura e di benessere.
L’innesto della prescrizione sociale sul tessuto dei sistemi museali toscani rende possibile un passaggio dalla logica del progetto sperimentale alla costruzione di percorsi continuativi, integrati nei piani distrettuali e nelle programmazioni delle Società della Salute.
In un’ottica combinata tra il livello nazionale (Protocollo d’intesa MiC–MdS) e il livello regionale (Delibera Giunta n. 943/2026, Decreto dirigenziale n. 22186/2026), la fruizione culturale nei musei può essere riconosciuta non solo come opportunità accessoria, ma come componente strutturale di piani personalizzati di assistenza e di percorsi di cura integrata.
9. Conclusioni: il modello toscano e il Terzo settore nel welfare culturale integrato
La normativa nazionale e quella toscana convergono nel delineare il sistema museale come una rete organizzata e stabile di musei, pubblici e privati, basata su standard comuni di qualità e, al tempo stesso, come strumento di cooperazione per l’erogazione di servizi condivisi, il coordinamento gestionale, la promozione e la formazione, secondo quanto previsto dal Sistema museale nazionale e dalla legge regionale 21/2010.
In questo quadro, il modello toscano presenta alcune specificità, delineate dai bandi e dalle linee di indirizzo più recenti, tra cui assumono particolare importanza: l’anticipazione storica del modello di sistema museale, già presente nella legge regionale 89/1980 e poi consolidato nel Testo Unico 21/2010; un forte legame con il territorio, con attenzione ai musei di ente locale e di interesse locale; l’uso dei sistemi museali come strumento di politiche integrate, attraverso piani, progetti regionali, bandi dedicati; una progressiva apertura al welfare culturale e all’ambito socio‑sanitario.
Sviluppando quest’ultimo aspetto, il sistema museale toscano può auspicabilmente diventare sempre più una vera e propria infrastruttura di welfare culturale, nella quale il museo non sia solo luogo di conservazione ed esposizione, ma spazio di cura sociale e di promozione del benessere. In quest’ottica, i sistemi museali possono assurgere al ruolo di piattaforme di cooperazione, tali da connettere musei, enti locali, Terzo settore, servizi sociali e sanitari. Si delinea così un modello che aspira a caratterizzarsi per una marcata vocazione sociale, nel quale il sistema museale assume l’ambizioso compito di cooperazione intersettoriale tra cultura, sociale e sanità, orientata alla promozione del benessere, all’inclusione e alla coesione.
In un mosaico caratterizzato da un elevato grado di complessità e pluralismo, sia sul piano istituzionale (visto il gran numero di soggetti coinvolti), sia sul piano delle finalità da perseguire (conoscenza, inclusione, cura, ecc.), il Terzo settore può svolgere un ruolo decisivo nella costruzione e nella gestione di solide reti territoriali di welfare culturale. Grazie alla sua capacità di co‑progettazione, flessibilità organizzativa e radicamento nelle comunità, il Terzo settore, accanto a una pur importante dimensione “interna” (attività culturali, ricreative e relazionali svolte intra‑struttura nella quotidianità di RSA, centri diurni, centri di riabilitazione, ecc.), può affiancare attività per così dire “extra-moenia”: personalizzare percorsi, abbattere barriere fisiche e culturali, promuovere iniziative di auto‑mutuo aiuto, attività intergenerazionali e inclusione di soggetti fragili, coerentemente con quanto previsto dalla normativa regionale su sanità, servizi sociali e sostegno al Terzo settore.
All’interno del variegato universo ETS, le Imprese sociali che operano nell’area socio‑sanitaria appaiono particolarmente attrezzate per assumere una funzione di snodo tra sistemi museali e servizi di cura. La loro esperienza nella gestione di servizi complessi, la presenza di équipe multidisciplinari e la capacità di dialogare stabilmente con le Aziende sanitarie, le Società della Salute e i Comuni le rendono interlocutori privilegiati per trasformare le sperimentazioni di welfare culturale in componenti strutturali dei percorsi di presa in carico. In questa prospettiva, l’Impresa sociale ETS può divenire sempre più vero e proprio co‑gestore di percorsi di benessere culturale integrati, in cui la fruizione del patrimonio diventa parte riconosciuta dei piani assistenziali e riabilitativi.
L’esperienza toscana dimostra che l’integrazione tra sistemi museali, servizi socio‑sanitari e Terzo settore può generare politiche innovative di welfare culturale, capaci di rispondere alle nuove sfide sociali. Non resta che sperare che le oggettive difficoltà in cui oggi versano i bilanci pubblici non impediscano lo sviluppo di politiche di progettazione e finanziamento di iniziative che integrino cultura, salute e inclusione. In questo senso, anche gli ETS possono avere una parte di decisiva importanza in tale sviluppo. La fruizione di bellezza e conoscenza, se opportunamente orientata e consapevole, sarà sempre un potente strumento non solo di elevazione della persona ma di cura del disagio e di ausilio alle fragilità.
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Riferimenti normativi e documentali citati nel testo
1. Fonti statali
Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Decreto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo 23 dicembre 2014, n. 81024, Istituzione del Sistema museale nazionale.
Protocollo d’intesa tra il Ministero della Cultura (MiC) e il Ministero della Salute (MdS) del 22 aprile 2026, “Protocollo nazionale su arte, cultura e benessere”.
2. Fonti regionali toscane
Legge regionale Toscana 25 febbraio 2010, n. 21, “Testo unico delle disposizioni in materia di beni, istituti e attività culturali”.
Decreto del Presidente della Giunta Regionale Toscana 6 giugno 2011, n. 22/R, “Regolamento di attuazione della legge regionale 21/2010 in materia di musei e sistemi museali.
Delibera della Giunta Regionale Toscana 27 luglio 2026, n. 943, “Linee di indirizzo regionali alle Aziende Sanitarie, Zone Distretto e Società della Salute per la prescrizione sociale e per l’implementazione nel territorio regionale”.
Decreto dirigenziale Regione Toscana 7 ottobre 2026, n. 22186, “Toolkit per la prescrizione sociale. Una bussola per orientare qualità, collaborazione e processi di benessere in Toscana”.
Maurizio Bozzaotre*
*Avvocato, vive e lavora a Pistoia. Dopo la laurea in giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli, ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università La Sapienza di Roma. È membro del Comitato di indirizzo della Fondazione Filippo Turati. Opinioni o giudizi espressi nel testo sono frutto dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale o i valori della Fondazione.


Liste d’attesa, il bollettino Agenas