La Toscana sta conoscendo una trasformazione dell’assetto produttivo del suo Servizio sanitario, un mutamento che richiede tempo, impegno e anche coraggio, una vera e propria traversata tra un assetto tradizionale ed uno nuovo, da cui il curioso richiamo alla mitica ricerca delle rotte commerciali tra l’Alto Atlantico e il Pacifico, intrapresa dagli europei tra la fine del XV e il XX secolo. Conforta però il constatare come questa traversata sia in corso in tutti servizi sanitari più progrediti di Europa. I sistemi sanitari dei paesi industrializzati soffrono ovunque infatti di problemi di eccesso di domanda sull’offerta di prestazioni per la cura della salute.
Dal lato della domanda, le pressioni provengono dallo sviluppo demografico, con l’invecchiamento della popolazione autoctona (più anziani) e l’immigrazione di popolazione giovane (più neo-nati), il mutamento strutturale delle preferenze dei consumatori, con l’aumentare del reddito pro-capite; per cui, oggi, una TAC, ad esempio, può essere un servizio particolarmente desiderato, rispetto ad un normale bene di consumo, perché prevale nei gusti la riduzione del rischio malattia, assecondata da fenomeni ricorrenti di “medicina difensiva”.
Dal lato dell’offerta, essendo le prestazione sanitarie dei beni essenziali, socialmente “meritori” (per quanto rivali e potenzialmente escludibili), si ha l’impossibilità di regolare con il prezzo le pressioni della popolazione, e quindi di adattare il valore aggiunto della produzione di servizi. Si impone dunque, nel breve periodo, la via del razionamento con le liste di attesa, il più immediato segnale di scarsità dell’industria sanitaria in tutti i paesi dotati di un evoluto servizio sostanzialmente pubblico.
Le risorse finanziarie necessarie ad adeguare l’offerta generano un conflitto con la produzione pubblica di altri beni meritori come l’istruzione, l’assistenza sociale, la tutela dell’ambiente, la partecipazione al lavoro ed ora anche la difesa. L’avanzamento del progresso tecnico accumulato nei processi produttivi per la cura della salute rendono più costosi gli input di capitale e così la quantità e qualità del personale medico e infermieristico rendono più costoso il fattore lavoro. Di conseguenza la funzione della produzione aggregata sconta delle strozzature capitale-lavoro a fronte, come detto, di una crescita strutturale della domanda, da cui il disagio delle popolazioni.
Fin dall’inizio del nuovo secolo i sistemi sanitari più evoluti hanno cominciato, a modificare la composizione e la struttura dell’offerta, nell’impossibilità di accrescerne la quantità; nascono e si evolvono così un po’ ovunque la medicina domiciliare e la medicina territoriale. È il processo di trasformazione che sta conoscendo il sistema sanitario della Toscana, le cui prime tappe sono descritte nel Rapporto curato da Michel Rizzo, Lisa Grazzini, Patrizia Lattarulo, Marika Macchi e Alessandro Petretto. La Toscana, infatti, insieme a poche altre Regioni, ha per tempo creduto nelle potenzialità di un modello organizzativo fondato sulle Case della Salute, oggi Case di Comunità, ed è per questo potenzialmente più preparata a cogliere le novità introdotte dal recente DM 77/2022 che ha riformato l’assistenza territoriale. L’analisi ha evidenziato come il loro grado di sviluppo vari significativamente tra le diverse Zone-distretto in coerenza con la spesa per l’assistenza territoriale e con il più alto numero di Medici di Medicina Generale integrati nelle strutture. L’esperienza toscana può quindi offrire importanti indicazioni per tutto il territorio nazionale riguardo l’implementazione del DM 77/2022 che sicuramente è una delle più grandi sfide che i Servizi Sanitari Regionali stanno affrontando in questo momento, a livello organizzativo, di governance e per le risorse (quantitative e qualitative) che il progetto presuppone. Il successo della riforma dipenderà dalla capacità di coniugare la standardizzazione delle strutture e dei servizi con la necessità di disegnare modelli organizzativi flessibili rispetto alle specificità territoriali, il rafforzamento delle infrastrutture con l’innovazione organizzativa e il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema, valorizzando anche il contributo delle comunità locali e del Terzo Settore.
Lisa Grazzini, Alessandro Petretto (Dipartimento di Scienze per l’economia e l’impresa – Università di Firenze)


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