Riformare il welfare

L’invecchiamento della popolazione mette in crisi lo Stato sociale. Sempre più difficile per le famiglie assicurare l’assistenza necessaria ai propri cari non autosufficienti.

di Nicola Cariglia | 6 febbraio 2018

Sarà bene prestare la massima attenzione alla pronuncia della Cassazione depositata lo scorso 3 gennaio sul diritto al riposo continuativo di 11 ore delle (o dei) badanti. Oppure, ancora una volta, saremo costretti a rincorrere soluzioni quando ormai la situazione sarà diventata ingestibile. Nessuno mette in discussione il merito di tale decisione ed il sacrosanto diritto a condizioni di lavoro umane ed eque. Ma, proprio per questo, è urgente applicarsi subito alle conseguenze che la pronuncia della Cassazione è destinata ad avere.

Sono circa 2,5 milioni gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, in Italia. E il numero è in rapido aumento. In meno di 40 anni, infatti, gli over 75, da 6,7 milioni dovrebbero salire a 10,5 milioni. Fino ad ora il carico di questa situazione grava, quasi del tutto, sulle famiglie. Che assistono direttamente tali soggetti nelle abitazioni e che pagano gli indispensabili sostegni a domicilio o le rette alle strutture che li ospitano. È un sistema già in crisi, che non regge più. E quanto stabilito dalla Cassazione rappresenta una ulteriore spallata. O, se preferite, un ineludibile segnale che il tempo è scaduto per una radicale trasformazione del nostro welfare. La scelta è drammaticamente chiara: o si riforma, o lo si abolisce perché i costi sono insostenibili.

La scelta è politica che più politica non può essere. Senza ulteriori, indispensabili interventi, si avrebbe da ora in poi un aggravio di costi per le famiglie che già rappresentano il quasi esclusivo sostegno per i soggetti non autosufficienti. E sarebbe, di fatto e alla zitta, un ulteriore contributo allo smantellamento dello Stato sociale. Per molti un obbiettivo da perseguire, in omaggio ad una visione liberista e per  niente liberale della società. In questo quadro, l’emendamento in Legge di Bilancio 2018 che ha istituito un fondo di 60 milioni di euro per l’assistenza di anziani e malati in casa (in tre anni) rappresenta nient’altro che una foglia di fico, dato che molto di più dovranno spendere le famiglie, costrette, per effetto della sentenza della Cassazione, a dotarsi di due o tre badanti per accudire ai propri cari. E ciò, mentre stentano le misure, pure previste dalle leggi, per riconoscere, a chi assiste familiari bisognosi, provvidenze e diritti che consentano di conciliare l’attività assistenziale e lavorativa (flessibilità, part time, etc.).

In definitiva la Cassazione ha offerto una occasione per innescare, con il suo verdetto sulle badanti, una discussione sulla riforma dell’intero sistema del welfare, che non può essere oggi lo stesso delle sue origini di fine ottocento.  Non può, cioè, restare basato esclusivamente sull’intervento dello Stato ma coinvolgere altri protagonisti: Terzo settore, welfare aziendale, volontariato, etc.

Gli eredi di coloro che a fine ottocento furono i protagonisti dello Stato sociale, attento ai bisogni delle famiglie, dei disoccupati, dei malati, dei vecchi, dei bambini dovrebbero essere i primi a scendere in campo. Decidano di impegnarsi seriamente per un nuovo e moderno Welfare che potrebbe, da solo, rappresentare il cemento di una forza di sinistra che aspira a governare. Oppure si rassegnino al triste declino attuale. Tra liti, divisioni e perenni proclami di rinnovamento che i fatti, puntualmente, si incaricheranno di smentire.

Nicola Cariglia

 

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato vicedirettore della Direzione Esteri RAI (attualmente RAI International), direttore della sede di Pescara e direttore della sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di vicesindaco di Firenze e presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

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