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Le due facce della sanità

In sanità, accanto ad una buona preparazione tecnica di medici e infermieri, si registrano pessime performance della parte amministrativa e politica. È una delle conseguenze della eccessiva regionalizzazione del sistema voluto dai partiti. Un esempio recente.

di Giancarlo Magni | 17 Dicembre 2025
Foto di Patrick Köhler da Pixabay - https://pixabay.com/it/photos/dentista-strumenti-medicinale-682373/

Ne hanno parlato pochissimi giornali. Ma la Consip, la centrale acquisti per la pubblica amministrazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha indetto una gara per l’acquisto di oltre 28mila apparecchi sanitari, ecografi, elettrocardiografi, spirometri, attrezzatture per le analisi del sangue, etc. Spesa prevista 300 milioni. Le strumentazioni sono per le 1430 Case di Comunità che, sulla base delle previsioni,  dovranno  assicurare ai cittadini i servizi sanitari di base, in modo tale da farli essere maggiormente vicini al territorio e da ridurre in modo drastico gli accessi al Pronto Soccorso degli ospedali.

Peccato però che la metà delle istituende Case di Comunità sia ancora sulla carta, non ci sia cioè proprio il luogo fisico dove i nuovi apparecchi dovrebbero essere collocati. Non solo, ma anche per le Case già individuate e pronte, manca il personale. La legge infatti prevede che in queste strutture sia assicurata una presenza medica ed infermieristica che in alcuni casi, non pochi, dovrebbe coprire l’intero arco delle 24 ore. Cosa che per adesso si verifica solo in 172 casi su 1430. Insomma la realizzazione del piano per avvicinare il più possibile i servizi sanitari ai cittadini sta procedendo molto a rilento. Nella maggior parte dei casi quindi gli apparecchi finiranno nei magazzini, anche perché il reperimento del personale medico ed infermieristico necessario non è semplice per la ragione che la sua formazione richiede diversi anni. Ora come ora, il personale proprio non c’è. È stata completamente sbagliata la programmazione dei bisogni dell’intero settore, si è proceduto con la politica dei numeri chiusi ai corsi di studi per medici ed infermieri senza considerare che la domanda per queste professionalità sarebbe cresciuta. E questo è il risultato.

Gli apparecchi acquistati  resteranno così per mesi, se non anni, nei magazzini. Quando finalmente entreranno in funzione, saranno tecnologicamente superati. Un ennesimo sperpero di denaro pubblico che dovrebbe finalmente spingerci a guardare in faccia la realtà e a considerare che, in sanità, accanto al problema della scarsezza di risorse c’è anche quello, certamente più grande, di un utilizzo non efficiente di quanto abbiamo a disposizione. Un aspetto questo che deriva dal fatto che la classe politico/amministrativa che guida la sanità non è, in molti casi, all’altezza del compito che le è assegnato, conseguenza, il più delle volte, di una regionalizzazione spinta del comparto. La sanità è la parte di gran lunga più importante delle competenze regionali. Assorbe la stragrande maggioranza dei finanziamenti che le regioni hanno a disposizione, una cifra che supera il 75%. È il settore dove più facilmente si può acquisire consenso, per non dire fare del clientelismo, ed è per questa ragione che tutti, o quasi, cercano di piazzare amici più che persone competenti.

Prendiamo il caso dell’acquisto delle attrezzature sanitarie di cui abbiamo parlato. Il progetto di rafforzare la sanità territoriale è uno di quelli che viene finanziato con i fondi europei del PNRR. A livello nazionale è stato messo a punto il piano, la cui realizzazione poi per la parte strutturale delle Case di Comunità, è stata demandata alle regioni perché di loro competenza. Nel contempo, viste le scadenze imposte dall’Europa, si è proceduto agli acquisti delle attrezzature. Solo che molte regioni sono in forte ritardo nell’attuazione del loro compito. Il tutto poi è anche aggravato dagli errori di programmazione effettuati a livello nazionale dalla parte politica.

Oggi ricentralizzare la sanità non è più possibile e forse non è nemmeno giusto. Bisogna però trovare nuovi equilibri fra centro e periferia e soprattutto puntare più sul merito che sull’appartenenza, quando si tratta di scegliere le persone per posti di responsabilità.

La sanità pubblica è un bene essenziale. Bisogna metterla in grado di funzionare al meglio. Servono lungimiranza e coraggio per fare finalmente le riforme che servono. 

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Pubblicato in : Evidenza, News, Primo pianoTag: Servizio sanitario nazionale

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il Radio-Corriere. In Rai, ha lavorato al TGR della Liguria e poi della Toscana, dove ha ricoperto la carica di vice caporedattore. Dal 2012 al 2017 è stato vice-presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Ha fatto parte del Comitato direttivo e ha successivamente rivestito la carica di presidente della Fondazione Filippo Turati, che gestisce Centri di riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer, all’interno della quale è ora membro del Consiglio d’amministrazione.

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