Medici in crisi

Difficoltà crescenti per i medici italiani. Su tutte burocrazia e denunce dei malati. Anche Internet sta cambiando il rapporto con i pazienti.

medici

di Luciano Pallini | 6 febbraio 2018

Qualche mese fa a sono stati presentati i risultati diTruth About Doctors”, uno studio condotto dal McCann Truth Central sul ruolo del medico nella società moderna, attraverso interviste realizzate in un panel di 2.000 clinici di 16 Paesi del mondo.

Emerge con chiarezza come siano nel pieno di una crisi di identità dove confluiscono i tagli ai sistemi sanitari, dall’esplosione degli adempimenti burocratici all’aumento dei carichi di lavoro, alla avanzata inarrestabile delle nuove tecnologie mentre le retribuzioni restano al palo ed i pazienti si mostrano sempre più impazienti con un esponenziale aumento del contenzioso legale (che a sua volta innesca la spirale della medicina difensiva).

In Italia a preoccupare di più i medici sono le denunce dei pazienti ed il carico degli adempimenti burocratici.

 

Graf. 1. Le “minacce”  alla professione – Italia e mondo (valori%)

 

A livello di conseguenze sul piano  personale,  in Italia due medici su tre avvertono difficoltà nel dormire (64% contro media mondo 66%) e nei rapporti coniugali (67% contro 58% media mondo).

Secondo la ricerca, nell’opinione della collettività i medici sono caduti dall’Olimpo degliDei in camice bianco“, nel buio sottoscala degli “uomini che prescrivono“.

Sono tre tensioni specifiche che emergono a livello globale.

La prima è il conflitto tra il finedi assistenza alla persona” e quellocommerciale della professione: per la gran parte dei medici (82% nel mondo, 93% in Italia) la medicina costituisce una “attività dedita all’assistenza e alla cura” che mette il bene del paziente al primo posto: mentre oggi si va realizzando il  passaggio ad una medicina intesa come attività dibusiness dedito all’assistenza“, in un ottica prevalente di efficienza economica.

La seconda tensione riguarda il rapporto con le macchine: competizione od alleanza? Le tecnologie cognitive potrebbero allora portare i medici all’estinzione? Le macchine possono restituire tempo prezioso ai medici per dedicarsi alla relazione di cura con i malati, al recupero dell’empatia e a migliorare le relazioni con l’intero ecosistema.

La terza causa di tensioni viene dalla informazione sul web che segna il passaggio da un concezione che vede al centro il medico ad una che colloca il paziente al centro, sempre più attento alle informazioni che vengono dai social media e da Internet. L’informazione digitale è perciò diventata uno degli attori del sistema con cui bisogna ormai fare i conti.

I medici se da una parte ritengono che i digital tools siano utili ai propri pazienti (75% degli intervistati) in quanto permettono di avere un dialogo più produttivo e di rendendoli più consapevoli del proprio stato di salute, dall’altra temono che, a seguito di un così ampio accesso a Internet, aumenti anche il rischio di autodiagnosi scorrette (secondo il 59% degli intervistati) e di ipocondria (per il 35%).

 

Graf. 2. Utilità dell’informazione digitale secondo i medici europei (valori %)

 

La ricerca mette anche in evidenza come sia evidente la mutazione dell’universo sanitario, oggi è estremamente complesso e fondato su nuove dinamiche di relazione, potere e responsabilità.

Accanto a pazienti sempre più informati il medico si colloca in un sistema di relazione con una moltitudine di altri professionisti, che a vario titolo “influenzano” il suo lavoro quotidiano.

L’Italia si differenzia rispetto alla media dei paesi per il maggior affidamento sugli altri medici (61% contro 44%) e il relativamente minor apporto da infermieri (31% contro 36%). Nessun contributo è stimato venga da manager e personale amministrativo.

 

Graf. 3. Figure sulle quali il medico fa affidamento (valori%)

 

Alla fine della giostra, quanti non sceglierebbero di diventare medico? A livello globale uno su 5 (il 20%) con una percentuale leggermente più bassa dell’Italia ( 16%): preoccupa il 30% della Gran Bretagna, che è stato il primo sistema sanitario a copertura universale e il primo a sperimentare crisi e tagli, e che ora può rappresentare il futuro anche per altri paesi.

 

Graf. 4 % di medici che dichiarano che non sceglierebbero oggi la professione

 

Luciano Pallini

Laureato in Economia e commercio all’università di Firenze con il massimo dei voti e la lode, Luciano Pallini è stato dal 1970 al 1975 responsabile dell’Ufficio studi del Comune di Pistoia. Qui, dal 1975 al 1988, ha ricoperto diverse cariche elettive. Già componente del consiglio di amministrazione dell’Irpet e della S.a.t. “Galileo Galilei” di Pisa, svolge da trent'anni attività di consulenza alle imprese e di ricerca economica. Attualmente svolge attività di coordinamento del Centro studi Ance Toscana e del Centro studi della Fondazione Filippo Turati. Presiede inoltre l’associazione E.s.t. (Economia società territorio) con la quale realizza progetti di sviluppo basati sulle risorse locali, in particolare i beni culturali.

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