Alzheimer: io lo combatto, a tavola!

Vita sana e alimentazione corretta sono il modo migliore per prevenire l’Alzheimer. L’importanza della dieta mediterranea.

di Dr.ssa Barbara Lunghi | 29 gennaio 2018

È vero,  dopo i 60 anni la maggior parte delle persone fa i conti con una malattia cronico degenerativa e dopo gli 80 solo 1 su 10 non ne è affetto, ma è altrettanto vero che la medicina e la ricerca sempre più riescono a trattare e tenere sotto controllo tante di queste patologie.

L’Alzheimer, tra le demenze, resta purtroppo una malattia che ancora sfugge alle cure e che, inesorabilmente sottrae la persone e la famiglia alla serenità ai  ricordi e agli affetti. L’origine di questa patologia è in parte genetica e in parte ambientale.

Se negli ultimi anni molti farmaci (circa 200) sono stati sperimentati senza successo, al contrario alcuni cambiamenti di stile di vita e alimentare hanno e stanno dando buoni risultati, soprattutto quelli che migliorano la funzionalità circolatoria. Importanti ricerche epidemiologiche (dette di associazione) con grandi numeri di campione hanno dimostrato che molto dipende dal nostro stile di vita, infatti, e non solo in termini di prevenzione ma anche di cura. Questi stili devono mirare a una buona salute cardiovascolare attraverso una buona dieta, attività fisica, socializzazione e livello di istruzione alto. In pratica è stato visto che agendo su i fattori che provocano ipertensione, diabete, obesità, sedentarietà, depressione e scarsa attività intellettuale, potrebbe risparmiarci 9 milioni di malati in meno di questa patologia nel mondo.

Come italiani, direi, siamo fortunati, in quanto la dieta che in assoluto si consiglia è la DIETA MEDITERRANEA (ricordo che è patrimonio dell’Unesco) focalizzando l’attenzione su: pesce, legumi, verdure e ortaggi, frutta fresca e secca, semi oleosi, cereali non troppo raffinati prediligendo prodotti locali, poco trattati e cucinati in modo semplice in modo da usare olio a crudo.

In linea di massima, dovremmo:

1. consumare tre frutti al giorno e almeno due porzioni di ortaggi;

2. consumare, meglio a pranzo, zuppe di legumi con verdure, come farro e fagioli;

3. riscoprire i cereali nostrani e usarne almeno 1-3 volte a settimana al posto della pasta, essendo naturalmente più ricchi di fibre aiutano a combattere diabete, cattiva circolazione e a contrastare processi infiammatori;

4. introdurre il pesce almeno due volte a settimana, meglio pesce mediterraneo;

5. consumare frutta oleosa, tipo noci o mandorle  o nocciole (circa 3-5 frutti) e semi oleosi, come semi di zucca, di sesamo (un cucchiaio-ino al giorno); questi alimenti sono fonte di omega-3 importantissimo per la fluidità del sangue e per tenere alte le HDL (colesterolo “buono”);

6. olio di oliva extravergine, il re della dieta mediterranea, meglio spremiture a freddo ma, attenzione, da usare a crudo e senza esagerare. L’olio, con insignificanti differenze tra i vari tipi, contiene circa 900 Kcal/100 gr, in pratica 1 cucchiaio contiene poco più di 100 Kcal. Usarlo a crudo, poi, è fondamentale per non rovinare le caratteristiche nutrizionali, il contenuto di acido oleico (acido grasso monoinsaturo)  e  vitamine come la A e la E.

Molto importante è non eccedere nel sale attenendosi alle indicazioni  dell’Oms, massimo 5 gr al giorno (meglio 2) perché il sale “affatica” il cervello.

Un discorso a parte lo richiede il rame (Cu): sembra che questo minerale sia direttamente coinvolto con il peggioramento dell’attività cognitiva, insieme a grassi trans e ai grassi saturi.

Il rame è una novità che emerge da studi condotti presso l’Università di Rochester, New York. Secondo questi ricercatori un eccesso di rame sembra aumentare la produzione della proteina beta-amiloide (responsabile delle fatidiche placche).

Come si può arrivare ad un eccesso di questo minerale? Tra le cause più frequenti: bere acqua proveniente da rete idrica con parti in rame, per  carenza di vitamina C (ma anche di vitamine del gruppo B, di sali minerali come ferro, selenio, cromo, manganese e molibdeno), per la  presenza di altri metalli pesanti nel corpo come mercurio e cadmio; per assunzione di pillola anticoncezionale. A tavola basta stare attenti a non consumare troppa cioccolata o cacao amari o fondenti, interiora, tipo il fegato e… non mangiare troppo spesso le ostriche. Va detto che anche la frutta secca ne contiene certa quantità ma meno della metà del cioccolato.

Infine per i grassi saturi trans e saturi si torna alla dieta mediterranea, dove la carne rossa va consumata 1-2 volte a settimana, e non si contemplano prodotti confezionati tipo crackers o grissini o merendine, ricchi di questi grassi industriali, ma piuttosto una fetta di pane, magari integrale (ma non necessariamente) meglio toscano perché senza sale.

Altre armi vincenti che, attenzione, sono legate alla dieta mediterranea perché fanno parte della sua cultura, sono la convivialità (slow-food) e l’attività fisica.

Lo studio Finger, oramai famoso, ha dimostrato che un’attività fisica regolare la quale comprendeva allenamento della forza muscolare, esercizi aerobici ed equilibrio posturale, dopo solo due anni  aveva portato un netto miglioramento della prestazione cognitiva (pari all’83%  per le funzioni esecutive, del 150% nella velocità di elaborazione mentale  e il 40% per la memoria). Se si pensa che lo studio ha seguito anche un gruppo con aumentato rischio di Alzheimer (positivi per la APOE e4) i risultati sono ancora più sorprendenti. L’attività fisica se non fa parte della nostra quotidianità lo dovrebbe diventare in modo graduale iniziando con sedute di 2-3 volte a settimana per arrivare a 4-5.

La strada quindi della prevenzione e cura sembra per il momento che dipenda da noi, non da una pillola. Per certi aspetti ciò è scoraggiante perché, come nutrizionista, so quanto è difficile apportare cambiamenti nella propria vita in modo così quotidiano e intimo, tuttavia è anche incoraggiante perché, ritengo, ci dà il gusto di avere la propria vita nelle proprie mani.

Per approfondire: «Le Scienze» Giugno 2017, “Prevenire l’Alzheimer”.

Siti: https://www.fondazioneveronesi.it › Magazine › Neuroscienze

 

Dr.ssa Barbara Lunghi

Biologo Nutrizionista

Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Dottore di Ricerca

 

 

 

La dottoressa Barbara Lunghi è biologa nutrizionista, specialista in Scienza degli alimenti e dottore di ricerca. Si è laureata in Scienze biologiche a Firenze e ha conseguito la specializzazione post laurea in Scienza degli alimenti con il massimo dei voti e la lode presso l’università di Siena. A Pistoia riceve presso gli studi medici Koinos.

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