Economisti, professori universitari, docenti, giornalisti, imprenditori, di diversa estrazione e provenienza ideale, culturale e politica, in tutto 25 cittadini, come i lettori di manzoniana memoria, hanno sentito l’esigenza, in vista delle prossime elezioni e constatata la forte deriva populista, sovranista e assistenzialista del dibattito politico regionale, e non solo, di rivolgere un appello ai candidati di tutti i partiti per “una Toscana delle opportunità” fondata sulla libertà individuale, la responsabilità, il merito, l’ uguaglianza delle opportunità, il rispetto dello Stato di diritto e un convinto europeismo.
I promotori dell’appello non mirano a costituire l’ennesimo piccolo movimento o partito ma puntano a sostenere, all’interno dei vari schieramenti, quelle persone che vogliano sostenere i valori e i programmi di stampo liberal-democratico proposti dal manifesto.
Chiederemo ai candidati di esprimersi e inviteremo i cittadini che si riconoscono nei nostri valori a sostenere quei candidati, all’interno delle liste disponibili, che si impegnano a condizionare con la loro azione politica, nei rispettivi ruoli, i programmi e le decisioni di chi sarà chiamato a governare.
L’idea centrale del manifesto
Libertà, che significa rispetto della persona e del suo lavoro, merito, che significa premiare chi si impegna e innova, equità, che significa garantire pari opportunità di partenza e non imporre artificiosamente uguali risultati, sono questi i tre capisaldi della Toscana che proponiamo: una regione più libera, più giusta, più dinamica. Una Toscana che non si rassegna al declino, che premia il lavoro e l’impresa, che investe sui giovani e sull’innovazione, che assicura sostegno a chi effettivamente non ce la può fare, che sa dire sì allo sviluppo sostenibile e moderno. Una Toscana che torni ad essere un luogo di opportunità, non di freni.
Sul manifesto sollecitiamo interventi da parte di chi vorrà proporre integrazioni, modifiche o specificazioni: da parte nostra ci impegniamo, per quanto consentano i tempi stretti che separano dal voto, ad organizzare iniziative di approfondimento e confronto con i candidati presidenti, con i candidati consiglieri delle diverse liste, con i rappresentanti della società toscana nelle sue diverse configurazioni.
Il manifesto. “Più libertà e innovazione: la Toscana delle nuove opportunità”
Siamo un gruppo di cittadini che si richiama ai principi del liberalismo democratico. Crediamo in una società fondata sulla responsabilità individuale e non sulla dipendenza dallo Stato. Ognuno deve poter essere libero di scegliere, di intraprendere, di rischiare, di costruire il proprio futuro. Lo Stato ha il compito di garantire i diritti fondamentali, la sicurezza e i beni collettivi, ma non deve trasformarsi in un freno che soffoca l’iniziativa con burocrazia, centralismo e inefficienza.
Per noi libertà significa rispetto della persona e del suo lavoro, merito significa premiare chi si impegna e innova, equità significa garantire pari opportunità di partenza, non imporre artificiosamente uguali risultati. È questa la visione che vogliamo portare nel dibattito sulle prossime elezioni regionali, scegliendo di concentrarci solo su alcuni temi che riteniamo decisivi e che troppo spesso non vengono affrontati con serietà.
La Toscana è una terra che ha grandi potenzialità, ma oggi mostra segni evidenti di rallentamento. Cresce meno delle regioni più dinamiche, perde pezzi della sua tradizione manifatturiera, invecchia più rapidamente di altre e non riesce ad attrarre o trattenere i giovani, che sempre più spesso cercano all’estero opportunità che qui non trovano. A questo si aggiunge una difficoltà strutturale ad accogliere nuovi flussi migratori regolati e qualificati, capaci di rafforzare il tessuto sociale ed economico.
Uno dei nodi più urgenti è quello dell’ordine pubblico. La Toscana non è più l’“isola felice” di qualche decennio fa: i dati mostrano una crescita della microcriminalità diffusa, che mina la tranquillità dei cittadini, in particolare delle fasce più fragili. Per rispondere a questo fenomeno servono meno slogan e più azioni concrete: più presenza delle forze dell’ordine, più vigilanza urbana nelle città, più fermezza nel pretendere il rispetto delle regole. Non possiamo accettare che esistano aree di illegalità tollerata: che si tratti di criminalità organizzata, di abusivismo o di concorrenza sleale nel mondo delle imprese. È per questo che consideriamo immotivata la contrarietà alla creazione di un CPR in Toscana, che potrebbe essere gestito con il contributo prezioso del volontariato locale.
Un’altra questione cruciale riguarda il rapporto tra impresa e rendita. Un liberale difende la libertà economica e il diritto di proprietà, ma sa che lo sviluppo di un territorio richiede di contenere i privilegi di posizione e la speculazione improduttiva. Non è accettabile che in Italia i redditi da lavoro e da impresa siano tassati più di quelli da rendita. Le istituzioni devono sostenere la crescita attraverso l’imprenditorialità, l’innovazione tecnologica, la formazione dei lavoratori, il riconoscimento delle competenze, e al tempo stesso devono applicare con rigore le regole europee sulle concessioni e prevedere strumenti fiscali che scoraggino la rendita parassitaria.
In questo quadro, il ruolo del pubblico deve cambiare. In Toscana lo Stato e le istituzioni locali fanno troppo, e spesso lo fanno male. Noi crediamo in un settore pubblico che sappia dettare regole, programmare e controllare, ma che lasci maggiore spazio all’iniziativa privata, a condizione che vi sia vera concorrenza e non rapporti privilegiati tra politica e “amici degli amici”. I cittadini devono poter scegliere fra più opzioni, e il pubblico deve essere in grado di vigilare, sanzionare e garantire la qualità dei servizi. In questa prospettiva, non possiamo condividere l’idea che sia il pubblico a gestire direttamente progetti di sviluppo industriale, come si è visto nel caso GKN: il risultato è inefficienza e spreco di risorse.
Analogamente, siamo contrari all’assistenzialismo che deresponsabilizza i cittadini. Lo Stato deve garantire condizioni di partenza eque, ma non può livellare i risultati, perché così facendo finisce per penalizzare l’impegno dei singoli. Alcuni strumenti, come l’ISEE applicato in modo distorto, generano comportamenti opportunistici e creano paradossi: famiglie con redditi equivalenti vengono trattate in modo diverso, chi lavora e dichiara tutto si trova svantaggiato rispetto a chi resta nel sommerso. Anche misure pensate con buone intenzioni, come gli asili nido gratuiti solo per alcune fasce di reddito, finiscono per essere ingiuste e talvolta controproducenti rispetto all’obiettivo di favorire la natalità. Per questo siamo contrari ad un reddito di cittadinanza che deresponsabilizza gli individui. Il sostegno pubblico deve prevedere un progetto individuale, realmente perseguito, di uscita dall’assistenza pubblica.
Se vogliamo una Toscana più competitiva dobbiamo puntare su un forte rinnovamento del tessuto produttivo. Il modello basato sull’export e sul contenimento dei salari non è più sufficiente. Occorre sviluppare la media impresa, investire su settori innovativi e favorire l’ingresso massiccio delle nuove tecnologie nelle aziende e nelle strutture pubbliche. Questo richiede competenze, che a loro volta dipendono dal rafforzamento del legame tra imprese, università e ricerca. È un terreno su cui la Toscana deve decidere di giocare davvero la partita del suo futuro, anche per innalzare i livelli di apprendimento della scuola primaria e secondaria, oggi in preoccupante calo.
C’è poi un tema culturale e politico che riteniamo decisivo: la cosiddetta “cultura del no”. Da troppi anni in Toscana prevalgono i rifiuti: no all’aeroporto di Firenze, no ai termovalorizzatori, no alle nuove infrastrutture stradali, no agli impianti energetici, dall’eolico al nucleare. Questo atteggiamento ha un costo altissimo per i cittadini e per lo sviluppo. Le tecnologie di oggi permettono di realizzare opere sostenibili e sicure, come accade in altri paesi europei avanzati. Occorre rovesciare la logica del rifiuto con una nuova stagione di decisioni, spiegazioni chiare ai cittadini e processi rapidi. Bisogna dire sì a investimenti infrastrutturali finanziati prevalentemente dai privati – dall’aeroporto di Firenze alla geotermia, dalle terze corsie autostradali alla FI-PI-LI, dai termovalorizzatori ai servizi pubblici locali – riservando le risorse pubbliche a ciò che non si remunera sul mercato, come la difesa del suolo, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la lotta al cambiamento climatico.
Quindi, la sanità. La Toscana, come l’Italia, ha bisogno di maggiori risorse pubbliche, ma soprattutto di un uso più razionale di quelle disponibili. Non è giusto scaricare il peso fiscale sempre sugli stessi contribuenti, mentre il sistema continua a mostrare inefficienze e sprechi. Bisogna riorganizzare il rapporto tra ospedali e medicina territoriale, potenziare la figura dei medici di base e degli infermieri, rafforzare i controlli sull’appropriatezza delle cure e dei farmaci, investire nella medicina di prossimità. In questo processo il terzo settore deve avere un ruolo centrale, attraverso forme di coprogettazione e coprogrammazione che valorizzino l’esperienza e le energie diffuse della società civile.
Le nostre città non possono più rimanere così come sono. Troppo spesso vediamo centri urbani che si limitano a sopravvivere, intrappolati in un immobilismo che non genera sviluppo, non crea bellezza e non risponde ai bisogni dei cittadini. Rigenerare la città significa proprio questo: avere il coraggio di modificarla, di ripensarne i quartieri, gli spazi pubblici, gli edifici, in funzione di una nuova idea di benessere urbano.
La rigenerazione deve poggiare su due pilastri inseparabili: la sostenibilità ambientale e quella economica. Senza la prima rischiamo di riprodurre modelli di città energivore, inquinanti, incapaci di adattarsi al cambiamento climatico. Senza la seconda i progetti restano sulla carta, si bloccano nella fase preliminare o si fermano per mancanza di risorse. È fondamentale quindi concepire interventi che, oltre a ridurre l’impatto ambientale, abbiano una solidità economica e siano in grado di attrarre investimenti pubblici e privati.
È un processo che deve integrare le nuove tecnologie delle smart cities: reti digitali, gestione intelligente dei servizi, monitoraggio dei consumi e della mobilità, in grado di rendere la città più efficiente e vivibile.
La sfida del cambiamento climatico impone inoltre che ogni progetto di rigenerazione preveda strumenti di adattamento e mitigazione: edifici a basso consumo energetico, sistemi di raccolta e riuso dell’acqua, riduzione delle emissioni, infrastrutture verdi. Il verde urbano deve entrare nei quartieri e negli edifici, con tetti e facciate verdi, parchi diffusi e corridoi ecologici capaci di abbattere le isole di calore e restituire spazi di socialità.
Rigenerare significa quindi trasformare, non accontentarsi. Significa costruire città dinamiche, sostenibili e inclusive, capaci di attrarre giovani, imprese e investimenti. La sfida è fare in modo che i progetti non restino sogni irrealizzati ma diventino cantieri reali, proprio perché concepiti su basi solide: ambientali, sociali ed economiche.
Questa è l’idea di Toscana che proponiamo: una regione più libera, più giusta, più dinamica. Una Toscana che non si rassegna al declino, che premia il lavoro e l’impresa, che investe sui giovani e sull’innovazione, che rifiuta il parassitismo e l’assistenzialismo, che sa dire sì allo sviluppo sostenibile e moderno. Una Toscana che torni ad essere un luogo di opportunità, non di freni.
1 Danilo Breschi Figline e Incisa V.no
2 Filippo Buccarelli Pistoia
3 Vincenzo Caciulli Montevarchi
4 Elisa Cali Arezzo
5 Grazia Carifi Firenze
6 Riccardo Demi Livorno
7 Giuseppe Di Biagio Firenze
8 Daniela Fedi Pistoia
9 Alfio Fedi Pistoia
10 Niccolò Franzini Quarrata
11 Carlo Fusaro Firenze
12 Mauro Grassi Firenze
13 Riccardo Innocenti Firenze
14 Carlo Lancia Firenze
15 Giancarlo Magni Pistoia
16 Pier Gino Megale Livorno
17 Alberto Niccolai Pistoia
18 Omar Ottonelli Arezzo
19 Luciano Pallini Pistoia
20 Gloria Pianigiani Pistoia
21 Stefano Sani Pistoia
22 Paolo Savini Firenze
23 Stefano Tredici Pistoia
24 Alfonso Venturini Pistoia
25 Roberto Zei Pistoia


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